Crescita degli affitti rispetto ai salari: dove la pressione abitativa è più forte

Un confronto tra l'aumento dei canoni di locazione e la crescita delle retribuzioni tra 2019 e 2026 mette in luce come in molte città italiane l'accesso alla casa sia diventato sempre più difficile, con casi limite a Milano e Firenze e situazioni critiche anche in Liguria.

Negli ultimi anni il rapporto tra il costo dell’abitare e il reddito disponibile si è spostato in modo significativo in molte città italiane: tra 2019 e 2026 i canoni di locazione sono saliti con ritmi molto più sostenuti rispetto alle retribuzioni nette, aggravando l’accesso alla casa per giovanifamiglie e lavoratori.

La dinamica riguarda sia i grandi poli economici e universitari sia alcune aree regionali: l’incremento medio dei canoni per un appartamento standard di 70 metri quadrati varia dal 19% fino a quasi il 50%, mentre gli stipendi hanno registrato aumenti compresi generalmente tra il 7% e il 15% nello stesso arco temporale.

Aumento dei canoni e peso sull’indennità: i numeri delle grandi città

L’andamento è particolarmente marcato nelle metropoli più attrattive. A Milano e Firenze i canoni sono aumentati del 49% rispetto al 2019: oggi servono oltre 1.800 euro al mese per un appartamento medio a Milano e circa 1.340 euro a Firenze.

Questo si traduce in una forte incidenza del canone sul salario netto: a Milano l’affitto medio assorbe circa il 73% dello stipendio netto medio, a Firenze il 62%.

Altre città ad alta pressione abitativa dove il canone supera la metà delle retribuzioni medie includono Bologna, Venezia, Roma, Padova, Verona e Pisa.

In molte di queste realtà la domanda abitativa legata all’università, al turismo e ai poli produttivi continua a crescere più rapidamente dell’offerta.

Situazioni intermedie e sud del paese

In capoluoghi con minore pressione turistica o universitaria l’incremento dei canoni è più contenuto: città come Potenza, Campobasso e Catanzaro hanno registrato aumenti tra il 19% e il 23% dal 2019 al 2026. Questo crea un evidente squilibrio territoriale nella capacità di sostenere i costi abitativi.

Il caso della Liguria: aumenti, incidenza e retribuzioni

La Liguria evidenzia una situazione esemplare di come variazioni percentuali apparentemente moderate possano tradursi in forte pressione sul reddito. A Genova l’affitto medio per 70 metri quadrati è passato da circa 690 euro nel 2019 a 910 euro nel 2026; lo stesso indicatore alla Spezia è salito da 610 a 755 euro, a Savona da 600 a 740 euro e a Imperia da 570 a 680 euro.

Questi aumenti si combinano con livelli salariali medi differenti: a Genova lo stipendio netto medio è intorno a 2.070 euro al mese, mentre La Spezia e Savona si attestano intorno ai 1.900 euro e Imperia sui 1.800 euro. Ne consegue che l’affitto medio incide per il 44% dello stipendio a Genova, per il 40% alla Spezia, il 39% a Savona e il 38% a Imperia.

In Liguria le retribuzioni sono aumentate in media tra il 8% e il 10%mentre l’incidenza del costo dell’affitto sullo stipendio si è impennata di circa il 40% rispetto al 2019, un divario che mette sotto pressione la mobilità lavorativa e la tenuta economica delle micro e piccole imprese.

Dichiarazioni di rappresentanti del settore

Le associazioni di categoria locali hanno definito il tema dell’abitare non soltanto un problema sociale ma una emergenza economica capace di frenare investimenti e sviluppo territoriale. Il presidente della confederazione regionale ha sottolineato la necessità di interventi strutturali per incrementare l’offerta di alloggi a canoni sostenibili, recuperare patrimonio inutilizzato e favorire la rigenerazione urbana, mentre il presidente nazionale ha avvertito che l’aumento dei costi abitativi ostacola la mobilità professionale e la capacità delle città di attrarre competenze.

Le micro e piccole imprese segnalano crescenti difficoltà a reperire lavoratori disposti a trasferirsi nelle aree più costose, con ripercussioni sul mercato del lavoro e sulla competitività locale. In assenza di politiche coordinate, gli scenari prospettano città sempre meno accessibili e con minor capacità di trattenere giovani e professionalità essenziali per la crescita.

Scritto da Emanuele Tassinari

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