Microabitare con qualità: come progettare 20-30 mq funzionali

Un approfondimento sul microliving: come progettare spazi di 20-30 mq ascoltando le esigenze delle persone, ottimizzando lo storage e scegliendo materiali che aumentano comfort e percezione di spazio

La crescente domanda di alloggi compatti in città ha spinto architetti e progettisti a ripensare l’abitare in pochi metri quadrati. L’esperienza dello studio Atomaa, raccontata in un’intervista a due dei suoi fondatori, fornisce indicazioni concrete su come trasformare un monolocale di 20-30 mq in un ambiente vivibile e piacevole, senza rinunciare alle funzioni fondamentali.

Questo articolo riunisce i principi operativi, le scelte materiali e le soluzioni di contenimento più efficaci per chi vive in spazi ridotti, con esempi pratici e suggerimenti utili in fase di ricerca e di progetto.

Progettare per persone: ascolto, funzioni irrinunciabili e budget

La prima regola per un microliving efficace è partire dalle abitudini degli occupanti. Lo studio sottolinea che il nome Atomaa richiama proprio il concetto di persona: ogni progetto nasce dall’ascolto delle esigenze del proprietario — che viva nell’appartamento, lo affitti o lo destini a breve termine.

Stabilire priorità sin dalla ricerca dell’immobile aiuta a orientare scelte come esposizione, disposizione degli accessi alla luce e necessità impiantistiche.

Il budget incide molto più che su un’abitazione più grande: in spazi compatti ogni elemento costruttivo o d’arredo diventa decisivo sui costi e sulla funzionalità.

In particolare gli arredi su misura, pur aumentando la spesa iniziale, spesso rappresentano un investimento che massimizza rendimento e fruibilità dello spazio, perché consentono di integrare funzioni multiple (contenimento, apertura, nascondimento) in superfici ridotte.

Elementi non negoziabili in una mini casa

Tra gli aspetti tecnici che non possono essere compressi oltre certi limiti ci sono la cucina e il bagno: nei progetti dello studio si prevede una base minima di circa 2,40 metri per la cucina e cabine doccia comode (ad esempio da 120-140 cm) anche nei bagni più piccoli. Queste scelte evitano di trasformare l’abitazione in una riproduzione ridotta di una casa normale, ovvero in una “casa bonsai”: alcuni elementi devono conservare dimensioni che garantiscano usabilità e comfort.

Storage invisibile, percettività visiva e materiali

Due direttrici caratterizzano le soluzioni di contenimento: il decluttering visivo e la gestione delle diagonali visive. Il primo riguarda la quantità e la qualità dello spazio contenitivo integrato nella struttura dell’appartamento: nicchie nelle pareti, vani sotto il letto, anti-bagni utilizzati come deposito, e il dissimulare elementi tecnici come il quadro elettrico o il citofono.

Per quanto riguarda la percezione dello spazio, liberare il perimetro delle finestre e mantenere superfici pulite e luminose amplia visivamente l’ambiente. Collocare gli elementi di contenimento nella fascia bassa della stanza aiuta a mantenere le linee visive più aperte, creando una sorta di illusione ottica che rende l’ambiente più ampio senza intervenire sulle dimensioni reali.

Soluzioni pratiche e arredi trasformabili

Esempi concreti includono cucine che si richiudono entro pannelli o coperchi, letti con contenitore integrato e armadi integrati in pareti-ripostiglio. Questi stratagemmi permettono di far percepire lo spazio come multifunzionale anziché come un ambiente dedicato esclusivamente a una singola funzione. Nei progetti citati lo studio ha applicato elementi a scomparsa e meccanismi scorrevoli per passare rapidamente da configurazioni diurne a notturne, rendendo l’appartamento adattabile alle diverse attività quotidiane.

Scelte materiche e alcuni casi pratici

Sui materiali, la raccomandazione è quella di privilegiare qualità e tattilità: legno con grana visibile superfici in marmo o lapidee e acciai che si percepiscono al tatto. In spazi compatti la qualità delle superfici aumenta la sensazione di benessere e giustifica investimenti mirati su finiture, al posto di soluzioni stampate come il PVC o materiali plastici che possono appiattire l’ambiente.

Per i pavimenti gli architetti preferiscono soluzioni lapidee e seminati piuttosto che gres porcellanato o pannelli stampati, ritenendo che la varietà materica contribuisca alla definizione di identità dello spazio anche quando i metri quadri sono pochi.

Progetti reali e scala urbana

Lo studio ha lavorato su unità di dimensioni molto ridotte — anche intorno ai 21 mq — valorizzandole attraverso materiali di pregio e arredi su misura: in un caso una piccola unità è stata trasformata da alloggio da affitto breve a residenza stabile per una studentessa, migliorando fruibilità e percezione. Più ampiamente, ci sono interventi che riguardano la riorganizzazione di interi edifici in chiave microliving, destinati a studenti, professionisti e manager, con suddivisioni pensate per ottimizzare flussi e funzioni.

Scritto da Valentina Mariani

Raffrescare la camera da letto con metodi naturali e silenziosi

Minimalismo caldo in casa: palette neutre, texture naturali e luce stratificata