In un seminterrato umido e buio di una casa bifamiliare degli anni Venti a Detroit, Cornell Dorris vive una realtà che contrasta con le promesse di modernità e innovazione. La sua casa, acquistata dalla startup RealT, dovrebbe rappresentare il futuro degli investimenti immobiliari attraverso le criptovalute.
Invece, si trova a fare i conti con escrementi di roditori, allagamenti e mancanza di servizi basilari.
RealT, fondata dai fratelli canadesi Rémy e Jean-Marc Jacobson, ha puntato tutto sulla tokenizzazione degli immobili dividendo proprietà in migliaia di token venduti a circa 50 dollari ciascuno.
L’obiettivo era democratizzare l’accesso agli investimenti immobiliari, offrendo rendimenti fino al 12% annuo. Tuttavia, la realtà delle case e delle persone che le abitano ha smentito queste promesse.
Il modello di business di RealT e i suoi problemi
RealT ha acquistato circa 500 edifici a Detroit e 200 proprietà in oltre 40 città del continente americano, per un valore complessivo di circa 150 milioni di dollari. Gli investitori, provenienti da 150 paesi, hanno acquistato i token, attratti dalla possibilità di guadagnare sia dagli affitti che dall’aumento di valore delle proprietà.
Tuttavia, il comune di Detroit ha fatto causa all’azienda per centinaia di violazioni per degrado urbano.
L’immobile di Dorris è uno dei tanti dichiarati inabitabili dagli ispettori comunali. Mancano rilevatori di fumo, acqua calda nella vasca e ci sono infestazioni di ratti e scoiattoli. Dorris racconta che la situazione è peggiorata da quando RealT ha acquisito la proprietà. “L’unico modo per lavarmi è stare in piedi sopra il lavandino”, dice, descrivendo una realtà lontana dalle promesse di innovazione e comfort.
Chi sono i fondatori di RealT
Rémy e Jean-Marc Jacobson, i fondatori di RealT, hanno un passato complesso e una visione fortemente libertaria. Cresciuti tra Canada ed Europa, hanno una storia familiare segnata da procedimenti giudiziari e controversie. I due fratelli hanno iniziato nel settore immobiliare, per poi scoprire le criptovalute all’inizio degli anni 2010. Hanno avviato attività di mining e altre imprese, ma sono finiti nei guai per questioni legate a schemi Ponzi e pagamenti non effettuati.
Nonostante le controversie, i Jacobson hanno continuato a perseguire la loro visione di coniugare immobiliare e criptovalute. RealT è nata da questa idea, con l’obiettivo di rivoluzionare il mercato immobiliare attraverso la tecnologia blockchain. Tuttavia, la realtà delle proprietà gestite da RealT ha mostrato un lato oscuro di questa innovazione.
Il contesto del mercato immobiliare e le critiche
Il mercato degli immobili tokenizzati è ancora piccolo rispetto al mercato immobiliare tradizionale, stimato in 55mila miliardi di dollari negli Stati Uniti. Tuttavia, l’idea di usare le criptovalute per acquistare quote di beni è cresciuta fino a diventare un’industria da 30 miliardi di dollari, secondo Deutsche Bank. A Detroit, però, la promessa di entrare nel mercato immobiliare con pochi dollari si è scontrata con la realtà delle case e delle persone che le abitano.
Le critiche a RealT non si limitano al degrado delle proprietà. Molti hanno sollevato dubbi sulla sostenibilità del modello di business e sulla capacità dell’azienda di gestire le proprietà in modo efficiente. Il caso di RealT solleva anche questioni più ampie sull’uso delle criptovalute nel settore immobiliare e sui rischi associati a questa innovazione.
Mentre RealT continua a navigare in acque turbolente, la storia di Cornell Dorris e delle altre persone che vivono nelle proprietà gestite dall’azienda serve come monito. L’innovazione tecnologica può portare benefici, ma deve essere accompagnata da una gestione responsabile e da un impegno concreto per migliorare la qualità della vita delle persone.
