Superbonus 110%: analisi dei costi e delle disuguaglianze generate

Il Superbonus 110% ha generato un onere fiscale di 131,5 miliardi di euro per lo Stato, con effetti significativi sul mercato dell'efficientamento energetico e sulle finanze pubbliche

Il Superbonus 110% ha lasciato un’eredità economica ingente, con un onere fiscale complessivo di circa 131,5 miliardi di euro per lo Stato. Questo importo è stato generato da interventi su poco più di 500.000 immobili per un totale di circa 125 miliardi di euro di lavori effettivi.

La misura ha avuto un impatto significativo sul mercato dell’efficientamento energetico, ma ha anche sollevato numerose critiche riguardo alle disuguaglianze generate e all’impatto sulle finanze pubbliche.

L’analisi dei dati Enea e del Ministero dell’Economia e delle Finanze rivela come le risorse siano state distribuite in modo disomogeneo sul territorio.

I condomini pur rappresentando solo 140.000 cantieri hanno assorbito 86 miliardi di euro pari al 68% della spesa complessiva. Le villette unifamiliari con oltre 240.000 interventi hanno registrato una spesa di 28,5 miliardi di euro mentre le unità indipendenti hanno contato circa 115.000 interventi per 11,5 miliardi di euro.

La transizione energetica e le criticità del Superbonus

La transizione energetica promossa dal Superbonus ha subito una battuta d’arresto a causa della rimodulazione delle aliquote e del definitivo stop allo sconto in fattura. Il settore del fotovoltaico residenziale ad esempio, ha registrato una contrazione del 23% nelle installazioni nelle abitazioni private.

Questo calo è dovuto al ritorno dell’investimento a carico dei singoli proprietari e alle complessità burocratiche legate alle delibere condominiali.

In un Paese in cui la maggior parte degli immobili non rientra nei parametri delle classi energetiche, questo dato rappresenta una battuta d’arresto per la transizione ecologica e per le tasche degli italiani, che tendono a essere alleggerite da bollette sempre più onerose. Le estati sempre più calde e i picchi di freddo invernali rendono ancora più urgente la necessità di interventi efficaci per migliorare l’efficienza energetica degli edifici.

L’impatto sulle finanze pubbliche

Se lo stesso volume di cantieri attivati dal Superbonus fosse stato realizzato con le aliquote ordinarie del 50% e 65% lo Stato avrebbe sostenuto un costo netto inferiore di circa 50 miliardi di euro. Diluiti in un arco temporale di 5 o 10 anni questi numeri si traducono in un mancato gettito annuo compreso tra i 5 e i 10 miliardi di euro.

Per la finanza pubblica si tratta di una cifra imponente e tutt’altro che irrisoria. 10 miliardi all’anno equivalgono a circa la metà del margine di manovra libero di una normale Legge di Bilancio oppure alla copertura dell’intero taglio del cuneo fiscale sulle buste paga dei lavoratori. Questo riduce lo spazio per interventi strutturali nella spesa sanitaria e nell’istruzione.

L’effetto moltiplicatore sul Pil

Chi difende l’impostazione del Superbonus sostiene che il mancato gettito non vada considerato come una spesa a fondo perduto, bensì come l’effetto di un volano economico che ha spinto la ripresa del Pil nel post-pandemia. Gli studi del settore edile mostrano che ogni euro investito in riqualificazione genera un rientro fiscale diretto e indiretto stimato tra il 35% e il 43% sotto forma di:

  • Iva sui materiali;
  • Irpef e Ires sui profitti delle imprese e sui contributi dei lavoratori impiegati nei cantieri;
  • riduzione dei consumi energetici per le 500.000 famiglie.

Tuttavia, l’eredità del Superbonus si incrocia inevitabilmente con il dibattito strutturale sul sistema fiscale italiano. L’architettura delle imposte già penalizza i ceti meno abbienti in virtù di un’asimmetria di fondo. Sanarla con un’aliquota dell’1,3% sui capitali dei 50.000 plurimilionari italiani significherebbe ripagare e superare il debito attuale.

Ma è vero anche che scegliere di finanziare al 110% la riqualificazione di immobili privati a pioggia, senza nessun ombrello, ha finito per accentuare le disuguaglianze. La misura ha avvantaggiato chi era già proprietario di un patrimonio immobiliare (appena il 4% del parco edilizio italiano). E alla fine il minor gettito per le casse pubbliche sta restringendo la capacità dello Stato di ridurre il carico fiscale sui redditi da lavoro dipendente o di finanziare i servizi pubblici essenziali a beneficio della collettività.

Scritto da Emanuele Tassinari

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