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Atlas of Desire e Galliano Re{form}: design e moda al confine

Scopri come cinema, design e moda si fondono in due collezioni esclusive per Zara.

Il 26 settembre segna il debutto di due proposte che segnano una svolta inattesa nel panorama del design e dell’abbigliamento. Da un lato, Atlas of Desire la prima collaborazione di Luca Guadagnino e del production designer Stefano Baisi per Zara Home dall’altro, la collezione Re{form} ideata da John Galliano per la linea di moda di Zara.

Entrambi i progetti condividono un punto di partenza comune: la volontà di trasformare elementi quotidiani in oggetti d’espressione dove l’ambiente domestico e il guardaroba diventano estensioni della personalità.

Atlas of Desire: da set cinematografico a casa di tutti

Guadagnino e Baisi hanno costruito Atlas of Desire prendendo spunto da quasi un secolo di design, impiegando riferimenti che spaziano dalla Secessione viennese all’Art Déco, dal Modernismo brasiliano al Radical Design italiano. La collezione supera la semplice somma di mobili, illuminazione, tessili e accessori per la tavola ogni pezzo è concepito come un frammento di narrazione capace di raccontare chi abita lo spazio.

Nomini come Purkersdorf o Sacred Spring non sono solo titoli decorativi, ma indizi di un viaggio emotivo attraverso forme curve, volumi espansi e materiali che oscillano tra legno scuro e metallo lucido.

Il linguaggio visuale che collega interior e moda

La linea non si ferma ai confini dell’arredo: una parte della collezione è dedicata al ready-to-wear. Guadagnino parte dal corpo maschile, amplificando proporzioni e sperimentando tessuti come tweed o lana leggera, ma reinterpretati con una sensibilità belga e una silhouette che richiama l’estetica giapponese. I capi, quasi scultorei, sono pensati per accostarsi a un divano o a una lampada, cancellando la separazione tradizionale tra ciò che si indossa e ciò che si arreda.

John Galliano e il progetto Re{form}: il laboratorio di “montaggio” di Zara

Nel contesto della Paris Fashion Week, Galliano ha svelato la prima fase della collezione Re{form} definita Vol. 1 09/2026. Il designer ha ripreso capi e accessori dell’archivio Zara, li ha tagliati, ricomposti e riassemblati, creando pezzi che sembrano un esperimento di Frankenstein stilistico. L’approccio tecnico, denominato “re{form}ing”, utilizza hacking digitale e fisico: ridimensionamento, filtraggio e giunzione dei tessuti sono al centro di ogni creazione.

Le tecniche “The Flix” e “The Shi/ft”

Tra le innovazioni più spettacolari spicca la tecnica “The Flix”, ispirata ai libri a immagini in rapida successione. Strati esterni di un cappotto originale vengono trasformati in una rete quasi invisibile, consentendo a chi lo indossa di “cambiare” l’aspetto semplicemente sostituendo gli strati sottostanti. Con “The Shi/ft”, una camicia viene ingrandita tre volte e stampata a lamina per somigliare a un cappotto di pelle, mentre un pullover si veste al contrario come una stola. Queste manipolazioni provocano un dramma visivo che sfida le convenzioni sia della moda che del design.

Materiali, prezzi e accessibilità: il punto di incontro tra lusso e fast fashion

Le collezioni offrono una gamma varia di materiali: chiffon, georgette, tulle, lana, velluto e persino ecopelliccia. Alcuni capi presentano dettagli in vinile o pizzo stampato a lamina, mentre le borse “Tri-Chic” richiamano i sacchi della spazzatura con una struttura modulare. I prezzi, tuttavia, non rientrano nella classica offerta di Zara: un blazer supera i 250 €, mentre un abito in seta può arrivare a quasi 800 €. Nonostante ciò, la presenza di tessuti sintetici e di versioni più leggere rende la collezione “accessibile” rispetto al lusso tradizionale, proponendo un equilibrio tra avanguardia e mercato di massa.

Entrambe le iniziative hanno avuto un’importante presenza a Milano durante la Fashion Week: una installazione site-specific presso La Pelota (via Palermo 10) ha permesso al pubblico di immergersi nell’atmosfera di Atlas of Desire**, mentre il cortometraggio diretto da Guadagnino, scritto da Scott Z. Burns e interpretabile da attori come Jamie Bell e Patricia Arquette, ha sottolineato il legame tra cinema e design.

Scritto da Emanuele Negri

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