In molti paesi europei la domanda di abitazione supera di gran lunga l’offerta disponibile. La contraddizione più evidente è la presenza di milioni di case vuote accanto a famiglie che faticano a trovare un tetto. Due esempi concreti – la Spagna, con la sua proteste nazionale, e la città toscana di Pistoia – mostrano come il fenomeno sia sia locale che trasversale, e come le soluzioni richiedano interventi su più livelli.
Il dato delle case vuote in Spagna
Secondo il censimento dell’Instituto Nacional de Estadística del 2021, la penisola conta 26,6 milioni di abitazioni, di cui 3,84 milioni sono inattive. Questo non è un problema di recente comparsa: anni di speculazione, scarsa costruzione di edilizia pubblica e la proliferazione di affitti brevi hanno eroso la disponibilità di alloggi per i residenti. Le case vuote, tuttavia, non sono automaticamente abitabili molte sono di proprietà di investitori stranieri o sono soggette a controversie legali, rendendo difficile il loro riutilizzo.
La tragedia di María del Carmen Abascal
Il caso di María del Carmen Abascal, ottantenne invalida, ha acceso i riflettori sulla crisi. Dopo settanta anni nello stesso appartamento, un cambio di proprietario ha quadruplicato il canone, portandola allo sfratto nel settembre 2023. La sua morte poco dopo ha trasformato la vicenda in un simbolo della mancanza di tutela per gli inquilini e ha innescato proteste in cinquanta città, con oltre settantamila manifestanti che chiedono un diritto all’abitazione più sicuro.
Pistoia: 7.444 abitazioni inattive contro la domanda crescente
Nel comune di Pistoia, il censimento Istat del 2023 rileva 47.397 unità abitative, di cui 7.444 risultano non occupate. Il sindacato Sunia ha richiesto al Comune una mappatura dettagliata per distinguere tra seconde case, immobili da ristrutturare e quelli bloccati da successioni. La realtà è che centinaia di famiglie attendono un alloggio pubblico o un contributo per l’affitto: nel 2025 sono state presentate 573 richieste per case popolari, con solo 536 ammesse, e 610 domande per contributi affitto, con 505 accettate.
Fattori che spingono al rialzo degli affitti
Le cause della crescita dei canoni sono molteplici e interconnesse. Una domanda intensa nelle aree urbane, combinata con un’offerta limitata, genera competizione. L’espansione degli affitti turistici in città d’arte e località di vacanza sottrae unità al mercato residenziale, riducendo la disponibilità per i residenti permanenti. A queste si aggiungono investimenti immobiliari speculativi, lunghe procedure amministrative per nuove costruzioni e la scarsa presenza di edilizia pubblica a canone agevolato. Quando i redditi delle famiglie non crescono al passo dei prezzi, la spesa per l’abitazione diventa insostenibile.
Interventi di Stato e proposte di equilibrio
Le autorità spagnole hanno introdotto norme per limitare gli aumenti degli affitti nelle zone a pressione e hanno incentivato la costruzione di case popolari, la regolamentazione delle locazioni turistiche e la tutela degli inquilini. In Italia, la richiesta di Sunia è una mappatura più accurata delle case sfitte, unitamente a incentivi per proprietari disposti ad affittare a prezzi sostenibili. La risposta più efficace, però, richiede una strategia integrata: protezione delle famiglie vulnerabili, contrasto agli abusi, promozione di contratti di lunga durata e, soprattutto, l’aumento dell’offerta mediante riqualificazione di immobili inutilizzati e semplificazione delle pratiche edilizie.
Analizzare i dati di paesi come la Spagna e di realtà locali come Pistoia permette di capire come case vuote e affitti alle stelle siano due lati della stessa medaglia, e sottolinea l’urgenza di politiche che coniughino tutela, investimento e una maggiore disponibilità di alloggi per tutti.




