Le case storiche spesso rappresentano un patrimonio architettonico prezioso, ma possono anche diventare un ostacolo alla vita moderna. Tuttavia, con un approccio creativo e rispettoso, è possibile trasformare queste abitazioni in spazi funzionali e accoglienti, mantenendo intatto il loro fascino originale.
In questo articolo, esploreremo tre progetti di ristrutturazione che dimostrano come il passato possa incontrarsi con il presente, creando ambienti unici e vivibili.
Kindred House: il cortile come fulcro della vita quotidiana
Progettata negli anni ’60, Kindred House di Urban Habitats ha subito numerosi interventi che ne hanno compromesso la fluidità degli spazi.
Il team di progettisti, guidato da Sarah Stephen, ha scelto di recuperare l’intento spaziale originale, valorizzando le qualità già presenti e adattandole alle esigenze moderne.
Il cuore del progetto è un cortile centrale che organizza gli ambienti attorno a sé, creando un flusso continuo e favorendo il dialogo tra le diverse funzioni.
“Il cortile permette di vivere la casa come una spirale continua”, spiega Sarah Stephen. “Dove il movimento è fluido e favorisce il dialogo tra le diverse funzioni.”
Un’altra scelta significativa è stata quella di riportare la cucina nella sua posizione originaria, ristabilendo un senso di coesione e centralità.
“Abbiamo cercato la chiarezza”, aggiunge Sarah. “Gli elementi che sostenevano la logica originale della casa sono stati mantenuti, quelli che potevano essere rimodellati sono stati perfezionati e tutto ciò che interrompeva la fluidità degli spazi è stato eliminato.”
Materiali e colori: un omaggio al passato
Gli interni di Kindred House si ispirano allo stile della metà del secolo scorso, con un pavimento in parquet che conferisce calore e consistenza. Il legno viene utilizzato con misurata sobrietà, mentre il colore viene impiegato come strumento di definizione degli spazi, delimitando le diverse zone.
“Gli interni dovevano favorire sia l’attività che il riposo”, spiega Sarah. “Con spazi che valorizzassero e mettessero in risalto le opere dei clienti all’interno della composizione d’insieme.” Opere d’arte, mobili e oggetti sono esposti su mobili su misura e incorniciati dalle linee visive della casa, invitando alla pausa e alla riflessione.
Casa a Montemarcello: un dialogo continuo con la natura
Abbandonata per anni, questa casa immersa nel parco di Montemarcello, sulle colline sopra Lerici, è stata ristrutturata da Michelle Riboldi e Werner Silvestri. Il progetto ha ridefinito spazi, funzioni ed estetica, creando una nuova identità che dialoga con il contesto naturale.
La conformazione del terreno, inizialmente percepita come un limite, è stata valorizzata come strumento del racconto progettuale. “I cambi di quota sono diventati il tratto distintivo”, spiega Michelle Riboldi. “La casa si sviluppa attraverso una sequenza di piani sfalsati che genera prospettive sempre nuove e accompagna il percorso tra gli ambienti.”
I 150 mq della casa si inseriscono e si armonizzano nel pendio naturale attraverso volumi e terrazze collegati da nuovi percorsi in pietra, muri di contenimento e camminamenti che seguono l’andamento della collina. “Dove possibile, le aperture esistenti sono state ampliate grazie a grandi serramenti scorrevoli con ante a scomparsa nelle pareti”, continua Riboldi. “Quando sono aperti, il limite tra interno ed esterno quasi scompare e la natura diventa parte integrante dell’esperienza dell’abitare.”
Interni essenziali e accenti cromatici
Al piano terra, la cucina rialzata con l’isola centrale e il soggiorno aperto verso il verde sono collegati da una serie di spazi fluidi e volumi sfalsati che creano prospettive dinamiche. “L’architettura è volutamente neutra e delicata”, spiega Michelle Riboldi. “L’idea era creare uno sfondo essenziale, lasciando che fossero il paesaggio e alcuni accenti cromatici a dare carattere agli ambienti.”
Tocchi di colore più decisi nei complementi e nei dettagli, ispirati al paesaggio mediterraneo, richiamano le sfumature del Mediterraneo. Il blu diventa elemento narrativo ricorrente, dal tappeto di Kasthall realizzato su misura fino al dipinto a olio creato appositamente per la casa, raffigurante una delle spiagge più suggestive del golfo.
Alkymia: un mosaico di colori e curve razionaliste
Situata a Monteverde, questa casa romana di 230 mq è stata restaurata e reimmaginata dallo studio Punto Zero. Il progetto, chiamato Alkymia, onora le suggestioni del passato attraverso un dialogo costante con le esigenze moderne.
Le linee curve che scandiscono la casa richiamano agli archi della facciata esterna e alle geometrie plastiche del secolo scorso. “Abbiamo agito sulla distribuzione degli spazi, che appariva superata e troppo frammentaria”, spiega lo studio Punto Zero. “Buttate giù le pareti che non servivano, ciò che ne è derivato è una nuova zona living aperta, con un grande varco strutturale dal peculiare profilo geometrico.”
La graniglia, proposta in diverse finiture, cromie e grane, rappresenta una sorta di filo conduttore del progetto. “A dare una marcia in più all’insieme contribuisce infine la decisa e intensa palette cromatica”, spiega lo studio. “I colori qui non sono solo dichiarazioni di stile, ma demarcazioni funzionali.”
In questo modo, i ben 230 metri quadrati su cui si dipana la sfera domestica si tramutano in un mosaico eterogeneo e palpitante, perfetto palcoscenico per una famiglia che vuole crescere, giocando con il passato, ma senza farsene imbrigliare.