L’energia nei nostri quartieri dipende da dati solidi e da scelte tecniche mirate. ENEA ha appena pubblicato una metodologia capace di fondere più di dodici milioni di schede catastali con milioni di certificati energetici, creando i cosiddetti edifici di riferimento.
Allo stesso tempo, ARERA ha definito nel suo Quadro Strategico 2026-2029 gli indirizzi per decarbonizzare il riscaldamento domestico, puntando su pompe di calorebiometano e sistemi ibridi. Il risultato è un panorama più chiaro, capace di guidare politiche e interventi su misura per le diverse realtà edilizie italiane.
Edifici di riferimento: la metodologia ENEA
Il team di ricerca ha raccolto dati dal Censimento della popolazione e delle abitazioni dell’ISTAT e li ha incrociati con il Sistema Informativo sugli Attestati di Prestazione Energetica (SIAPE). In totale sono stati analizzati circa 12 milioni di edifici residenziali pari all’85 % del parco immobiliare nazionale, e più di 31 milioni di unità abitative.
Grazie a questa integrazione è stato possibile ricostruire le configurazioni più comuni, definendo gli edifici di riferimento per ciascuna delle sei zone climatiche italiane.
Le configurazioni più frequenti
In tutte le zone, gli edifici a due piani con una sola unità abitativa risultano la tipologia dominante.
Nelle aree più calde (zone A-C) è la seconda la presenza di strutture a un piano e singola unità; al contrario, nelle zone più fredde (D-F) predominano edifici su più livelli e con più unità, segno di una maggiore densità abitativa. Queste differenze influiscono direttamente sulle esigenze di riscaldamento e raffrescamento rendendo necessario un approccio territoriale piuttosto che una politica unica a livello nazionale.
Strategie ARERA per la decarbonizzazione del riscaldamento
Il Quadro Strategico 2026-2029 dell’Autorità di Regolazione per Energia Reti e Ambiente (ARERA) stabilisce che entro il 2030 il 35,9 % del fabbisogno termico dovrà essere coperto da fonti rinnovabili. Per raggiungere questo traguardo, l’autorità propone una serie di opzioni: pompe di caloregeotermiasolare termicobiomasserecupero di calore e teleriscaldamento efficiente. L’obiettivo è accompagnare l’elettificazione dei consumi con una revisione dei contratti e delle tariffe elettriche, tenendo conto del profilo di utilizzo delle pompe di calore.
Pomp di calore e transizione energetica
Le analisi di ENEA mostrano un progressivo abbandono delle caldaie tradizionali a favore delle pompe di calore soprattutto nelle zone climatiche più calde (A e B) e negli edifici costruiti dopo il 2005. La diffusione di questa tecnologia è sostenuta dal vantaggio di una maggiore efficienza e da una riduzione delle emissioni di CO₂. Tuttavia, l’adozione non è uniforme: nelle regioni fredde, il riscaldamento resta spesso affidato a caldaie a condensazione, rendendo indispensabile un mix di soluzioni.
Il ruolo del biometano e degli impianti ibridi
ARERA suggerisce di valorizzare la rete del gas già esistente introducendo quote crescenti di biometano e, a lungo termine, di idrogeno verde in miscela. Questo approccio permette di mantenere operativi gli impianti a gas più vecchi, riducendo al contempo le emissioni. Parallelamente, l’associazione Assotermica propone i sistemi ibridi (pompa di calore + generatore a gas) per gestire i picchi di domanda termica, limitando lo stress sulla rete elettrica.
Solo attraverso un’analisi dettagliata delle tipologie edilizie e delle tecnologie disponibili sarà possibile abbattere i consumi energetici, ridurre le emissioni e garantire comfort abitativo in tutta Italia.
