Il 21 ottobre era previsto a Roma l’evento Investire in Roma un incontro dedicato agli investimenti immobiliari organizzato dal Sole 24 Ore. All’ultimo momento l’appuntamento è stato rimandato a data da destinarsi per motivi di sicurezza e ordine pubblico. La decisione è arrivata a meno di 24 ore dall’inizio dei lavori, subito dopo la ritirata del sindaco Roberto Gualtieri e la delega agli assessori Tobia Zevi e Maurizio Veloccia.
Il summit “Investire in Roma” fermato per ordine pubblico
Gli organizzatori hanno citato la necessità di garantire la sicurezza dei partecipanti, indicando che la presenza di numerosi gruppi di protesta aveva aumentato i rischi. Il rinvio è stato definito una misura precauzionale, ma ha anche aperto la porta a un dibattito più ampio sul ruolo dei fondi immobiliari nella rigenerazione urbana della capitale.
Motivi della decisione e reazioni istituzionali
L’annullamento è stato comunicato con una nota che sottolineava l’importanza di preservare la tranquillità dei presenti. Il sindaco, che aveva inizialmente programmato la partecipazione, ha scelto di non intervenire, delegando l’incarico agli assessori del patrimonio e dell’urbanistica. Questo gesto è stato interpretato sia come una risposta alle pressioni dei comitati civici, sia come un segnale di distanza dalle grandi operazioni speculative promosse da alcune SGR e società di gestione del risparmio.
Le proteste dei comitati civici: “Sfrattiamo i fondi immobiliari”
Nonostante il rinvio, diversi gruppi di cittadini hanno mantenuto il presidio davanti all’Ara Pacis, definendolo una vittoria preliminare. Organizzazioni come l’Arci, i residenti di Pietralata contrari allo stadio proposto, e gli abitanti di Santa Palomba contro l’inceneritore hanno unito le forze. Lo slogan centrale, “Sfrattiamo i fondi immobiliari dalle nostre città” riassume la richiesta di un coinvolgimento maggiore dei cittadini nelle decisioni di rigenerazione urbana e la contrapposizione a una logica di speculazione.
Roma tra proprietà e affitti: i numeri che raccontano la città
Parallelamente alla disputa politica, il rapporto “Gli immobili in Italia 2026” evidenzia che Roma si distingue per la stabilità residenziale. Su un totale di 1.282.262 abitazioni di proprietà privata, il 68 % delle famiglie vive nella propria casa, un valore che supera di gran lunga Milano (58,9 %) e Napoli (58,1 %). Il valore complessivo delle abitazioni è stimato in 443 miliardi di euro, con un prezzo medio per unità di 304.591 euro (circa 3.023 €/mq).
Distribuzione delle abitazioni per uso
Il rapporto indica che il 71,6 % delle unità è adibito a abitazione principale corrispondente a 918.293 case. Gli immobili locati rappresentano il 15,3 % (195.549 unità), mentre il 7,4 % è considerato “a disposizione”, ossia non affittato né utilizzato come prima casa. Un piccolo 1,8 % è concesso in comodato d’uso gratuito. Queste percentuali mostrano che la maggior parte del patrimonio romano è occupata in modo stabile, con una quota di case vuote inferiore al 10 %.
Geografia della proprietà nelle macroaree
Analizzando le 22 macroaree, l’Eur-Laurentina e la Cintura Eur emergono per la più alta concentrazione di abitazioni principali (circa 80 %). Qui le locazioni si fermano intorno al 10 % e le case “a disposizione” sono inferiori al 6 %. Al contrario, il Centro Storico registra solo il 53,1 % di abitazioni principali, con il 27,7 % di case in affitto, indicando una maggiore mobilità e pressione turistica. Le zone Salaria-Trieste-Nomentana e Parioli-Flaminio mostrano una quota di locazioni intorno al 20 %, collegate alla presenza di uffici, università e attività commerciali.
Questi dati suggeriscono che la città è ancora dominata da proprietari residenti, ma le dinamiche di rigenerazione urbana e le proposte di grandi fondi immobiliari rischiano di modificare l’equilibrio, soprattutto nelle zone più centrali dove la pressione speculativa è più forte.




