Nel limitrofo urbano di Pordenone, tra le campagne friulane, sorge una residenza che unisce un edificio religioso del XIX secolo a un complesso abitativo contemporaneo. Il progetto, commissionato a Locus architetti si propone come risposta a una coppia di professionisti che desiderava una casa immersa nel verde ma capace di raccontare una storia di continuità e rottura.
La superficie totale è di 250 mq distribuiti su due livelli, i quali si articolano attorno a un blocco centrale in mattoni rosso, punto di riferimento sia visivo che funzionale. Da questo nucleo si dipartono gli spazi quotidiani, mentre un nuovo padiglione su due piani si erge come una “scatola” di legno rivestita da una sottile pelle di alluminio poggiata su un basamento di calcestruzzo.
Il contesto storico e la volontà di non mimetizzarsi
All’ingresso della proprietà, la canonica ottocentesca rappresenta il punto di partenza della narrazione. Gli architetti di Locus hanno dichiarato: “In questo intervento non abbiamo voluto cedere a mimetismi: forme e materiali diversi rimangono distinti per poter dialogare”.
La scelta di mantenere la sacralità dell’edificio originale, senza cercare di nasconderla dietro il nuovo volume, consente una conversazione visiva tra passato e presente.
Il nuovo volume: forma, materiali e linguaggio contemporaneo
Il padiglione aggiuntivo si presenta come una struttura geometrica rigorosa: una scatola di legno, rivestita da alluminio spazzolato, che richiama le linee pulite dell’architettura moderna.
La forma è ispirata al stàvolo tipico della costruzione rurale friulana, reinterpretato in chiave avanzata. L’obiettivo, secondo gli studio, è stato quello di creare un perno temporale non un semplice ampliamento, ma un elemento capace di sovrapporre senza cancellare la storia esistente.
Dettagli costruttivi e rapporto con l’ambiente
Le pareti perimetrali presentano tagli di vetro che, insieme a soglie profonde, incorniciano il panorama esterno. Questo approccio trasforma ogni stanza in una sorta di quadro vivente dove gli arredi, il cielo e le porzioni di verde si fondono in una composizione dinamica. Le finiture interne, calde e opache, modulano la luce naturale, creando atmosfere accoglienti ma al contempo eleganti.
Organizzazione interna: flusso, funzionalità e esperienza abitativa
Al piano terra, il blocco in mattoni centralizza gli spazi di servizio: da un lato una boiserie raffinata, dall’altro una parete attrezzata che nasconde gli impianti, fungendo da bussola d’ingresso. Salendo al primo piano, la distribuzione comprende tre camere da letto, due bagni, un ampio guardaroba e uno studio, tutti orchestrati per mantenere una continuità di flusso senza interruzioni. Ogni ambiente è stato calibrato in termini di proporzioni, dimensioni e volumi, permettendo al vuoto di trasformarsi in emozione.
L’elemento distintivo dell’intervento è l’oblò tondo che sovrasta il patio coperto. Questo cerchio non è solo una curiosità estetica: è diventato un marchio di fabbrica per Locus, un collegamento metafisico tra gli spazi, un “occhio” che invita a guardare il cielo e a scoprire ciò che è celato dietro la copertura.
Il risultato è una residenza che, pur essendo radicata nel territorio friulano, guarda al futuro con una precisione progettuale: “sovrapporre senza cancellare, trasformare senza interrompere, proiettare verso il futuro tenendo fermo il senso”. Questo equilibrio tra tradizione e innovazione rende la dimora un esempio di architettura domestica che ispira chi desidera reinventare la propria abitazione senza perdere le proprie radici.
