Il mercato delle autorizzazioni edilizie apre il 2026 con andamenti divergenti tra residenziale e non residenziale. I dati sulle autorizzazioni a costruire riferiti al primo trimestre spiegano un calo congiunturale per le nuove abitazioni ma allo stesso tempo un incremento per le superfici destinate ad attività commerciali, produttive e direzionali.
Queste indicazioni, raccolte sull’andamento delle pratiche comunali, sono utili come indicatore anticipatore dell’attività edilizia futura.
Nel periodo in esame il totale delle abitazioni dei nuovi fabbricati residenziali, depurato dagli effetti stagionali, risulta pari a 12.555 unità. La superficie utile abitabile collegata a queste autorizzazioni supera appena 1,12 milioni di metri quadrati. Sul versante non residenziale, la superficie autorizzata si attesta poco sotto i 2,52 milioni di metri quadrati segnalando una dimensione complessiva degli interventi ancora rilevante.
Rispetto al trimestre precedente, il comparto residenziale mostra una riduzione del 9,2% nel numero di abitazioni autorizzate e del 5,5% nella superficie utile abitabile (valori depurati dalla stagionalità). Questa flessione interrompe una breve fase di recupero che aveva coinvolto il settore nei due trimestri precedenti e indica una frenata della domanda di nuove autorizzazioni o un rallentamento nelle tempistiche amministrative e progettuali.
Se l’analisi si sposta sul confronto tendenziale con il primo trimestre 2026, il numero di nuove abitazioni autorizzate presenta una variazione contenuta, pari a un -0,5%. Tuttavia la superficie utile abitabile cresce del 4,4% un segnale che le nuove unità autorizzate risultano, in media, più ampie. Questo scarto tra unità e metratura porta a interpretare la tendenza non come una contrazione netta della produzione edilizia residenziale, ma come un cambiamento nella composizione tipologica degli interventi.
Il fatto che il numero di alloggi sia sostanzialmente stabile mentre la superficie aumenta può riflettere scelte progettuali orientate a unità più grandi, una maggiore prevalenza di interventi di ristrutturazione che inglobano più vani, oppure una preferenza per abitazioni con spazi maggiori dettata dalle richieste del mercato. Questo aspetto è rilevante per investitori, imprese edili e amministrazioni locali che pianificano capacità insediativa e dotazioni territoriali.
Il settore non residenziale evidenzia, invece, un andamento positivo: la superficie dei fabbricati non residenziali autorizzata cresce del 2,6% rispetto al trimestre precedente e del 12,5% sullo stesso periodo dell’anno precedente. Parte di questa forte variazione tendenziale è collegata al confronto con un primo trimestre 2026 caratterizzato da una base particolarmente bassa di nuove superfici autorizzate, ma resta netto il segnale di una ripresa della domanda per spazi produttivi, commerciali e direzionali.
La robusta crescita tendenziale del non residenziale è in parte una conseguenza del punto di partenza ridotto nel 2026, ma anche la conferma di investimenti che tornano ad interessare capannoni, uffici e negozi. Per il tessuto urbano e per la pianificazione territoriale questo può tradursi in maggiore attività di riqualificazione, richieste di infrastrutture e modifiche all’assetto funzionale delle aree industriali e commerciali.
Nel complesso, il primo trimestre 2026 presenta un settore residenziale che arretra sul piano quantitativo ma cresce in termini di metratura media, mentre l’edilizia non residenziale registra una ripresa importante, sia pure condizionata dal confronto con un periodo di riferimento debole. Questi elementi forniscono indicazioni utili per chi opera nel settore immobiliare, nella filiera delle costruzioni e nelle politiche urbanistiche.
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