Con l’arrivo dell’inverno e l’aumento delle spese per il riscaldamento, molti italiani cercano soluzioni vantaggiose e sostenibili per il comfort domestico. Le stufe a pellet emergono come una scelta sempre più popolare, combinando efficienza energetica e risparmio.
Nel 2026, sono disponibili diverse opportunità fiscali per chi desidera installare o sostituire un impianto a pellet, nonostante l’assenza di un vero e proprio “bonus pellet” specifico.
Le famiglie possono accedere a detrazioni significative attraverso il bonus ristrutturazioni, l’Ecobonus e il bonus mobili. Inoltre, è possibile ricevere rimborsi diretti tramite il Conto Termico 3.0. È importante tenere presente che l’aliquota IVA sul pellet tornerà al 22% nel 2026, dopo le riduzioni temporanee degli anni precedenti.
Chi investe in una stufa a pellet può avvalersi di tre principali agevolazioni fiscali, ognuna con requisiti specifici. Il bonus ristrutturazioni offre una detrazione del 50% per la prima casa e del 36% per le seconde case, con un massimale di spesa fissato a 96.000 euro per unità immobiliare. L’Ecobonus prevede le stesse percentuali, ma con un tetto di spesa più contenuto di 30.000 euro per intervento.
Per accedere all’Ecobonus, è necessario rispettare criteri tecnici rigorosi: la stufa deve sostituire un impianto esistente, possedere una certificazione ambientale a 5 stelle, garantire un rendimento utile non inferiore all’85% e utilizzare esclusivamente pellet certificato Enplus A1. Inoltre, la documentazione tecnica deve essere inviata all’Enea entro 90 giorni dalla conclusione dei lavori.
Se si preferisce ricevere un contributo economico diretto anziché una detrazione fiscale, il Conto Termico 3.0 rappresenta la scelta ideale. Questo incentivo statale copre fino al 65% delle spese per la sostituzione di impianti obsoleti con stufe a pellet ad alta efficienza. I rimborsi vengono accreditati direttamente sul conto bancario entro 90 giorni dalla fine dei lavori, se l’importo è inferiore ai 15.000 euro.
Per gli enti del terzo settore localizzati in comuni con meno di 15.000 abitanti, il contributo può arrivare fino al 100% della spesa sostenuta. È fondamentale considerare che l’aliquota IVA sul pellet, dopo le riduzioni straordinarie, tornerà al 22% dal 1° e rimarrà tale nel 2026.
La scelta di un sistema di riscaldamento riguarda non solo il comfort, ma anche l’aspetto economico. Nel 2026, la biomassa, rappresentata dalle stufe a pellet, si conferma una soluzione vantaggiosa, soprattutto per chi vive in zone non metanizzate. In queste aree, il GPL ha visto un incremento dei costi, rendendo le stufe a pellet un’alternativa più conveniente.
Analizzando i costi, il pellet si stabilizza tra 0,38 e 0,45 euro al kg, mentre il GPL oscilla tra 1,50 e 3,20 euro al m³. Questo porta a un risparmio significativo, specialmente se si considera il costo per produrre 1 kWh di calore.
Per il pellet, con un potere calorifico di circa 4,8 kWh/kg e un rendimento della stufa del 90%, il costo si attesta attorno a 0,092 euro/kWh. Al contrario, il GPL ha un costo di circa 0,270 euro/kWh. Questo significa che riscaldarsi con pellet può costare quasi tre volte meno rispetto al GPL, con un risparmio netto annuale che può superare i 2.500 euro per una casa media.
Le stufe a pellet offrono un calore accogliente e si configurano come un’opzione economica e sostenibile nel panorama energetico del 2026. Approfittare delle agevolazioni fiscali e dei rimborsi può rendere l’investimento ancora più vantaggioso.
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