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Presidio a Torino per il palazzo della Radio: richieste per il futuro della Rai locale

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Il 5 giugno 2026 davanti al Palazzo della Radio di via Montebello 12 a Torino si è tenuto un presidio che ha richiamato lavoratori, giornalisti, musicisti e personalità della cultura. La manifestazione nasce come reazione alla decisione aziendale di mettere in vendita alcuni immobili storici della società radiotelevisiva, tra cui l’edificio torinese che ospita studi radiofonici e la Mediateca Villani.

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Per i presenti la questione non è soltanto patrimoniale: dietro la dismissione degli spazi si legge una contrazione produttiva che ha ridotto le produzioni locali, svuotato studi e messo a rischio risorse culturali come l’Orchestra Sinfonica Nazionale. L’iniziativa ha avuto modalità civiche e simboliche, con interventi dal vivo, videomessaggi e il coinvolgimento di sigle sindacali.

Il valore storico e simbolico del palazzo di via Montebello

Il Palazzo della Radio non è un semplice immobile: la sua storia è legata alle origini della radio italiana, con radici che risalgono alle prime attività dell’URI e dell’EIAR. Costruito nel 1939, l’edificio ha ospitato studi, laboratori tecnici e progetti che hanno contribuito allo sviluppo delle trasmissioni nel Nord Italia. Secondo gli organizzatori, la vendita comprometterebbe non solo la memoria collettiva ma anche il rapporto con il territorio, attestato da segnalazioni di interesse documentario e da un consolidato legame paesaggistico con la città.

Impatto sulla produzione e sull’indotto

I lavoratori che hanno preso la parola al presidio hanno denunciato una riduzione progressiva delle produzioni nel Centro di produzione Piero Angelacon studi sempre meno utilizzati e conseguente perdita di commesse per professionisti e fornitori locali. La protesta sottolinea che la cessione dell’immobile avverrebbe senza piani di reinvestimento sul territorio, aggravando la perdita di posti di lavoro e indebolendo l’offerta culturale torinese.

Presenze pubbliche e messaggi di solidarietà

All’appuntamento hanno partecipato figure note della cultura e dello spettacolo: tra loro Luciana Littizzetto, lo storico dei media Peppino Ortoleva e lo scrittore Bruno Gambarotta. Il fronte di solidarietà ha incluso anche giornalisti e professionisti della comunicazione, mentre messaggi registrati sono arrivati da personalità quali Alberto Angela, Piero Chiambretti e altri nomi del panorama culturale. Le sigle sindacali presenti, tra cui CgilSnaterCisl e Libersindhanno ribadito il sostegno ai lavoratori e la richiesta di apertura di un confronto pubblico.

Il ruolo dell’Orchestra Sinfonica Nazionale

L’Orchestra Sinfonica Nazionale ha contribuito con interventi musicali durante il presidio, mettendo in evidenza la perdita di visibilità e centralità che l’ensemble ha subito a livello locale e nei palinsesti nazionali. Secondo gli organizzatori, tutelare l’orchestra significa preservare una risorsa culturale che ha ricadute dirette sulla formazione, sul pubblico e sulla reputazione artistica della città.

Richieste concrete avanzate dalle RSU e dai promotori

Le rappresentanze sindacali unitarie hanno presentato tre istanze principali: il rilancio del Centro di produzione Piero Angelala tutela dell’Orchestra Sinfonica Nazionale e il potenziamento delle direzioni tecniche e amministrative di via Cavalli. Queste richieste mirano a riaffermare la funzione di servizio pubblico della sede torinese e a invertire una tendenza di smantellamento produttivo che, a loro avviso, è in atto da anni.

Nel corso del presidio è stata ribadita l’esigenza di trasparenza sulle operazioni immobiliari: i lavoratori hanno chiesto che qualsiasi dismissione passi attraverso una consultazione pubblica e preveda garanzie di reinvestimento, per evitare che gli asset costruiti con il contributo dei cittadini vengano alienati senza benefici per il territorio.

La mobilitazione del 5 giugno ha messo insieme storia, cultura e lavoro in una giornata che ha voluto ricordare il valore del patrimonio materiale e immateriale legato alla radiodiffusione a Torino, proponendo al tempo stesso richieste precise per la salvaguardia dell’attività produttiva locale e delle istituzioni culturali coinvolte.

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Emanuele Tassinari

Emanuele Tassinari, restauratore torinese, trasformò il recupero di un portone settecentesco in un caso-studio pubblicato: in redazione guida le rubriche sul restauro e le tecniche tradizionali. Tiene un diario tecnico con annotazioni sulle finiture storiche che usa come riferimento in ogni servizio.

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