Nel laboratorio di Milano Lilla Tabasso, nata nel 1973 lavora il vetro di Murano con una tecnica minuta che riproduce fiori, zolle e rami con un realismo capace di evocare il passare del tempo e la caducità della vita. Le sue opere si presentano come lembi di prato, elementi appassiti o gemme minuscole: oggetti che sembrano vivi e che insieme interrogano la condizione umana.
La sua pratica nasce da un percorso non convenzionale: una formazione in Biologia che si è trasformata in impulso artistico, una sola lezione pratica a Murano di tre o quattro ore e poi lunghi anni di sperimentazione autodidatta. Tra le opere recenti figurano lavori intitolati “Giardino incolto. Zolla Iris” (2026) e “Ortensie” (2026), eseguiti con vetro lavorato a lume e spesso accompagnati da materiali come cemento e marmo.
Il passaggio dalla Biologia all’arte è raccontato dalla stessa artista come una scelta di vita: “Mi sono iscritta a Biologia perché volevo studiare Medicina;” è una dichiarazione che spiega la partenza di un cammino. Tuttavia, la disciplina scientifica non è stata abbandonata del tutto: l’attenzione per la struttura degli organismi e la pazienza dell’osservazione rimangono fondamentali nel suo lavoro.
Una esperienza determinante è stata quella con il vetro di Murano: dopo aver scoperto perline e perle in vetro soffiato a Venezia, ha deciso di imparare la tecnica. Ha potuto permettersi una sola lezione a Murano e, citando le sue parole, “Non potevo permettermi di trasferirmi a Murano per mesi“; da lì è nata una pratica autodidatta intensa, fatta di errori, frustrazione e progressi lenti ma costanti fino a lasciare definitivamente gli studi di Biologia per dedicarsi alla realizzazione manuale delle opere.
Il metodo di lavoro utilizzato a Milano è la lavorazione a lume una tecnica che non richiede la fornace tipica di Murano ma utilizza una fiamma ossidrica per modellare bacchette di vetro. Tabasso riscalda e modella il vetro, soffiandolo o lavorandolo secondo le necessità, creando elementi minuti che poi vengono assemblati tra loro. Questa pratica le consente di realizzare dettagli botanici estremamente fini e fragili, coerenti con il tema della vanitas e della natura in trasformazione.
Tra i progetti pubblici, Tabasso ha realizzato un grande giardino in vetro commissionato dalla Draiflessen Collection a Mettingen un intervento ispirato a un libro botanico del Seicento che racconta l’idea rinascimentale di giardino come luogo creato e decorativo. Per quel progetto l’artista ha lavorato senza interruzione per sei mesi anche durante il Natale con una dedizione che sottolinea la complessità tecnica e il lavoro intensivo richiesto da installazioni di tale scala.
La presenza delle sue zolle e dei suoi fiori in spazi espositivi non è passata inosservata: una collaborazione con la galleria di Caterina Tognon ha portato le opere alla Fondazione Dries Van Noten a Venezia dove l’allestimento firmato dallo stesso Dries Van Noten ha reso visibile il potenziale di stupore e ambiguità delle sculture, tanto che i visitatori a volte non riuscivano a distinguere vetro e natura reale. La fotografia delle sue opere porta spesso la firma di Roberto Marossi che ha documentato con attenzione il dettaglio e la trasparenza del materiale.
Il dialogo tematico delle opere ruota attorno alla vanitas alla fragilità e alla decadenza, ma anche alla vitalità della natura che si riappropria del suo spazio. Tabasso usa il fiore non come soggetto fine a se stesso ma come “un pretesto per parlare di altro“: dietro ogni petalo c’è un livello simbolico che riguarda emozioni, memoria e condizione umana. Le zolle di prato rappresentano, in questo senso, la natura libera, selvaggia e non addomesticata.
Pur non definendosi esclusivamente in termini professionali, Tabasso accetta con naturalezza le etichette di artista e artigiana sottolineando l’importanza di eseguire personalmente ogni fase della produzione. Per lei il lavoro manuale ha anche una valenza terapeutica e sociale: l’artigianato, in particolare in Italia, conserva eccellenze che meritano una nuova attenzione e valorizzazione, come testimoniano l’interesse del pubblico incontrato in occasioni come Homo Faber.
Le opere di Lilla Tabasso sono quindi il risultato di un equilibrio fra osservazione scientifica, abilità artigiana e sensibilità artistica: oggetti in vetro che sembrano vivi, destinati a porre domande più che offrire risposte facili.
Utilizziamo i cookie per personalizzare i contenuti e gli annunci, fornire le funzioni dei social media e analizzare il nostro traffico. Inoltre forniamo informazioni sul modo in cui utilizzi il nostro sito ai nostri partner che si occupano di analisi dei dati web, pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che hai fornito loro o che hanno raccolto in base al tuo utilizzo dei loro servizi. Visualizza dettagli