Nel corso dei primi nove mesi del 2026, il mercato delle aste immobiliari ha mostrato una contrazione significativa rispetto all’anno precedente. I dati raccolti dall’Osservatorio Brick di Berry indicano 65.158 procedure in tutto il Paese, ovvero il 15,2% in meno rispetto ai 80.417 casi del 2025. Parallelamente, la base d’asta media è scesa a 157.701 euro, un calo del 6,4% rispetto al valore di 168.481 euro dell’anno scorso.
Il declino complessivo delle aste e le differenze tra i settori
Il comparto residenziale rimane dominante, rappresentando il 52,2% del totale con 35.586 procedure, ma ha subito una riduzione del 16% nelle pubblicazioni. La base d’asta media per questo segmento è scesa da 125.869 a 118.068 euro. Al contrario, il comparto commerciale ha mostrato una maggiore resilienza: le basi d’asta sono aumentate del 2,8%, raggiungendo 180.342 euro. Il responsabile dell’Osservatorio, Chai Botta, sottolinea che il fenomeno non è un mero calo di volume, ma un mutamento nella tipologia degli immobili messi all’asta.
Andamento del segmento residenziale
Il mercato residenziale sta perdendo terreno non solo per la diminuzione delle pubblicazioni, ma anche per la riduzione dei valori di partenza. Questo è particolarmente evidente in aree dove prevalgono immobili di pregio, come Milano, dove la base media è salita a 272.146 euro nonostante una diminuzione del 50,2% delle pubblicazioni. La dinamica sembra indicare una concentrazione di offerte più “qualificate” e, di conseguenza, valori più elevati.
Divergenze territoriali: Milano contro la Calabria
Le variazioni regionali sono tra le più marcate del panorama nazionale. A Milano, le pubblicazioni sono passate da 586 a 292, ma la base d’asta è aumentata del 28,1%. Al contrario, province come Perugia, Macerata, Cosenza, Catania, Fermo, Reggio Calabria e Potenza presentano basi d’asta ben al di sotto della media nazionale. La provincia di Cosenza, con 1.733 aste – la quinta a livello nazionale – registra una media di 96.818 euro, quasi il 40% del valore medio italiano. Reggio Calabria, con 1.145 procedure, segna la base più bassa (76.861 euro) tra le prime venti province.
Il peso delle procedure pendenti in Calabria
Il numero di procedure pendenti è sorprendentemente elevato: quasi 3.800 esecuzioni immobiliari nei dieci tribunali calabresi, corrispondenti a poco più di due per mille abitanti. Di queste, più di un terzo è stata avviata prima del 2014, indicando un ciclo prolungato di aste ripetute con ulteriori ribassi. Il meccanismo legale permette di ridurre il prezzo di partenza fino a un quarto del valore stimato dopo più tentativi falliti, generando così immobili a costi notevolmente inferiori rispetto al valore di mercato.
Opportunità e rischi per gli acquirenti
Le aste immobiliari possono apparire come una via d’accesso più economica al mercato, specie per chi trova difficile sostenere il costo di un acquisto tradizionale. Tuttavia, un prezzo di partenza basso non garantisce automaticamente un affare vantaggioso. È fondamentale analizzare la perizia, verificare la regolarità catastale e urbanistica, e accertarsi dell’eventuale presenza di occupanti. A questi si aggiungono oneri accessori: imposte, spese legali, costi tecnici e possibili lavori di ristrutturazione. Inoltre, chi intende finanziare l’acquisto con un mutuo deve valutare la compatibilità delle scadenze con i tempi della procedura giudiziaria.
Il 2026 segna un periodo di trasformazione per il mercato delle aste giudiziarie: meno annunci, basi d’asta più contenute e una marcata disparità tra le regioni. Per gli investitori e per chi cerca una prima casa, la chiave resta la preparazione accurata e la capacità di leggere tra le righe dei dati di mercato.




