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Tutti i Paesi Ue, Italia inclusa, sotto accusa per le Case Green

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La Commissione Europea ha deciso di aprire una procedura d’infrazione contro tutti i 27 Stati membri dell’Unione, Italia inclusa, per non aver recepito la direttiva sulle Case Green entro la scadenza del 29 maggio 2026. Questa direttiva, nota anche come direttiva (UE) 2026/1275 riguarda la prestazione energetica nell’edilizia e rappresenta un passo fondamentale per la transizione ecologica del continente.

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Le capitali europee hanno ora due mesi di tempo per notificare a Bruxelles le misure adottate per il recepimento della normativa. In caso di mancata risposta, la Commissione potrà emettere un parere motivato portando avanti l’iter di infrazione. Questo non è il primo richiamo per l’Italia, che a marzo aveva già ricevuto una procedura d’infrazione insieme ad altri 18 Paesi, tra cui Francia e Germania, per non aver presentato la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici.

L’importanza della direttiva per l’Unione Europea

La Commissione Europea sottolinea l’importanza cruciale del recepimento della direttiva per accelerare la riqualificazione energetica del patrimonio edilizio europeo. Gli edifici, infatti, rappresentano il maggiore consumatore di energia in Europa, con un tasso annuo di riqualificazione energetica attualmente pari solo all’1%. Gli obiettivi principali sono ridurre le bollette per cittadini e imprese, diminuire la dipendenza dai combustibili fossili importati e raggiungere, entro il 2050, un patrimonio edilizio a emissioni zero e completamente decarbonizzato.

La direttiva, adottata nel 2026, introduce nuovi requisiti in materia di prestazione energetica degli edifici, stabilisce standard minimi per gli immobili non residenziali e definisce un percorso di progressiva riqualificazione del patrimonio residenziale. Inoltre, promuove la diffusione delle infrastrutture per la mobilità sostenibile e dell’energia solare negli edifici. Un aspetto significativo è la creazione di sportelli unici per assistere cittadini e imprese negli interventi di riqualificazione, oltre a strumenti per facilitare l’accesso ai finanziamenti pubblici e privati.

Le misure previste e i loro destinatari

La direttiva europea non impone un obbligo generalizzato per ogni proprietario di portare la propria abitazione a una determinata classe energetica entro una specifica data. Gli obiettivi sono fissati a livello nazionale e riguardano la riduzione del consumo energetico medio dell’intero patrimonio edilizio. Per gli edifici residenziali, gli Stati membri dovranno conseguire una riduzione del consumo medio di energia primaria del 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035, con almeno il 55% dei risultati ottenuto attraverso la riqualificazione degli edifici meno efficienti.

Per gli immobili non residenziali, la direttiva introduce standard minimi di prestazione energetica, prevedendo la riqualificazione del 16% degli edifici con le peggiori prestazioni entro il 2030 e del 26% entro il 2033. La normativa stabilisce inoltre che i nuovi edifici dovranno essere a emissioni zero, dal 2028 per quelli pubblici e dal 2030 per tutti gli altri. L’obiettivo finale è accompagnare la progressiva decarbonizzazione del patrimonio edilizio europeo entro il 2050.

Sono comunque i singoli Stati membri, attraverso il recepimento della direttiva nelle rispettive legislazioni nazionali, a dover definire le modalità concrete con cui raggiungere questi obiettivi. La direttiva rappresenta quindi un quadro di riferimento flessibile, che lascia spazio alle specificità nazionali, pur garantendo un percorso comune verso la sostenibilità energetica.

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Emanuele Tassinari

Emanuele Tassinari, restauratore torinese, trasformò il recupero di un portone settecentesco in un caso-studio pubblicato: in redazione guida le rubriche sul restauro e le tecniche tradizionali. Tiene un diario tecnico con annotazioni sulle finiture storiche che usa come riferimento in ogni servizio.

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