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Affitti alle stelle nelle Marche: analisi del Piano Casa e delle sue criticità

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La crisi degli affitti nelle Marche ha raggiunto livelli critici, con il Piano Casa del Governo che cerca di offrire una soluzione, ma non senza critiche. Con oltre un miliardo di euro destinati all’edilizia residenziale pubblica, sociale e integrata, l’obiettivo è garantire case a canoni accessibili per giovani, studenti, lavoratori fuori sede e famiglie in difficoltà.

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Tuttavia, nonostante gli sforzi, la situazione rimane complessa. Andrea Catalani del sindacato degli inquilini Uniat–Uil delle Marche conferma che la mancanza di alloggi e i canoni troppo alti stanno creando una vera e propria emergenza abitativa. In molte zone, l’affitto assorbe fino al 40% del reddito lordo annuo, rendendo insostenibile la situazione per molti professionisti.

La pressione degli affitti ad Ancona

Ad Ancona, la situazione è particolarmente critica. Secondo un’indagine della Cna tra il 2019 e il 2026 i canoni di affitto sono aumentati del 27,6%, mentre i salari netti sono cresciuti solo del 9%. Un bilocale di 70 mq è passato da 580 a 740 euro al mese, assorbendo il 37% di uno stipendio da 2mila euro. Questo divario tra crescita degli affitti e delle retribuzioni ha reso la città inaccessibile per molti giovani e professionisti.

Massimiliano Santini direttore di Cna Ancona sottolinea che il caro affitto è una priorità se non si vuole che la città diventi inaccessibile. La pressione aumenterà ulteriormente con l’arrivo di grandi aziende come Amazon a Jesi, dove l’offerta di alloggi in locazione è già scarsa, impattando anche su territori vicini.

Le criticità del Piano Casa

Enrico Mancini, presidente di Anaepa Confartigianato Edilizia Marche riconosce l’importanza del Piano Casa, ma critica la mancanza di risorse sufficienti. Secondo Mancini, i 10 miliardi di euro previsti in 10 anni per 100mila alloggi sono insufficienti. Inoltre, teme che l’impianto del Piano, che prevede l’operatività di grandi fondi, escluda il 90% delle imprese italiane, micro e piccole, con il rischio che i costi esplodano e i cantieri si blocchino.

Mancini suggerisce che la regia del Piano dovrebbe essere affidata alle Regioni, con un focus sulle aree più critiche come Ancona e Pesaro. Inoltre, evidenzia che i costi di rigenerazione, circa 100mila euro per alloggio, sono insufficienti, soprattutto nei centri storici dove sono necessari adeguamenti energetici e impiantistici.

Carlo Resparambia presidente di Ance Marche concorda che il Piano Casa rappresenta un passo nella direzione giusta, ma è poco calibrato sulle esigenze dei territori come le Marche. Resparambia sottolinea la necessità di mettere la rigenerazione urbana al centro delle politiche, valorizzando un patrimonio di immobili vuoti che potrebbe diventare alloggio senza consumo di nuovo suolo.

Proposte per un futuro abitativo sostenibile

Per affrontare la crisi abitativa, gli esperti suggeriscono una serie di misure, tra cui garanzie pubbliche, incentivi fiscali sugli immobili locati e contributi affitto potenziati. Inoltre, propongono la creazione di un Atlante provinciale per censire il patrimonio immobiliare da destinare all’housing sociale e l’istituzione di un tavolo di monitoraggio permanente con le istituzioni, l’università, il terzo settore e il mondo delle imprese.

Un esempio concreto è il progetto pilota proposto da Ance e Osservatorio per il complesso dell’ex Ciapi in viale Carlo III a Caserta, un’area di proprietà della Regione che potrebbe ospitare uno studentato, alloggi di housing sociale e servizi per il quartiere. Questo modello operativo mira a integrare i nuclei abitativi in un contesto operativo, piuttosto che isolati.

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Emanuele Tassinari

Emanuele Tassinari, restauratore torinese, trasformò il recupero di un portone settecentesco in un caso-studio pubblicato: in redazione guida le rubriche sul restauro e le tecniche tradizionali. Tiene un diario tecnico con annotazioni sulle finiture storiche che usa come riferimento in ogni servizio.

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