Nel cuore di L’Hospitalet de Llobregat, alle porte di Barcellona, Mireia Luzárraga e Alejandro Muiño hanno trasformato un precedente edificio industriale nella loro Seasonal House, un luogo dove la vita familiare convive con la pratica professionale. Qui la casa non è semplicemente un contenitore, ma un laboratorio domestico in cui progetti realizzati per esposizioni e commissioni vengono smontati, adattati e integrati nella quotidianità della famiglia, che comprende anche la figlia Roma.
Architettura migrante: progetti che tornano a casa
La caratteristica principale di Seasonal House è la capacità degli oggetti e delle installazioni di assumere ruoli diversi a seconda del contesto. Elementi come il Multispecies Chandelier, originariamente creato per il Mercat dels Encants di Barcellona, oggi sospendono la luce sopra il tavolo da pranzo; una seduta concepita per Design Miami/Basel 2024 è stata integrata nel living; e il progetto Portable Cinema, presentato alla Biennale di Architettura Mugak a San Sebastián, è stato riconfigurato per l’intrattenimento domestico. Questo approccio dimostra come le strutture progettuali possano essere ripensate come dispositivi multifunzionali che mantengono la propria identità tecnica e formale pur cambiando impiego.
Giunzioni e sistemi per il riuso
Per favorire lo smontaggio e la riconfigurazione, tutte le strutture adottano giunzioni a secco e fissaggi meccanici. Questa scelta progettuale riflette l’impegno dello studio a favore della circolarità: materiali e componenti non sono vincolati a un’unica funzione, ma possono essere rimessi in gioco con facilità. L’uso di tecniche che privilegiano il disassemblaggio riduce gli sprechi e prolunga la vita utile degli oggetti, rendendo la casa un archivio tridimensionale di sperimentazioni architettoniche.
Spazi stagionali e strategie climatiche
Seasonal House è strutturata attorno all’idea di camere che rispondono a condizioni climatiche specifiche: la Camera Invernale è progettata per trattenere il calore corporeo senza dipendere da impianti tradizionali, mentre la Summer Bedroom utilizza le tradizionali persianas alicantinas per ridurre l’irraggiamento e favorire la ventilazione naturale. Questa suddivisione in «camere stagionali» non è solo estetica: definisce scelte materiali, geometrie e configurazioni spaziali mirate a trattenere o disperdere calore, regolare umidità e massimizzare l’ombreggiamento.
Materiali recuperati e proprietà termiche
Un esempio concreto è l’impiego di blocchi di gommapiuma recuperata da una precedente installazione pubblica, usati nella Camera Invernale per sfruttare le loro proprietà isolanti. Altrove, pannelli in legno e tessuti ricavati dalla Recording Room — uno spazio per prove musicali nato durante la pandemia — schermano il Bagno Tropicale e creano microclimi interni. Queste soluzioni dimostrano come la valutazione delle proprietà termiche dei materiali guidi le decisioni progettuali tanto quanto la forma o il colore.
Pratiche di ricerca, autocostruzione e riferimento teorico
La Seasonal House è anche il risultato di una pratica professionale che fonde ricerca accademica, sperimentazione espositiva e progettazione familiare. Lo studio, identificato come Studio Takk, mette al centro concetti che spaziano dall’autocostruzione all’ornamento come pratica politica. Tra i riferimenti teorici citati dallo studio emerge il pensiero di Rosi Braidotti, in particolare per la capacità di mettere in discussione l’antropocentrismo e di promuovere relazioni di coesistenza tra specie diverse. Questo orizzonte teorico si traduce in spazi progettati come ecosistemi condivisi piuttosto che ambienti esclusivamente umani.
La casa ospita inoltre oggetti sviluppati a partire da pezzi popolari, come la Y-Series derivata dallo sgabello Frosta di Ikea, o reinterpretazioni di classici del design come la Animalizing Panton commissionata a Takk da Vitra. Queste operazioni illustrano una pratica progettuale che dialoga con la storia del design ma la reinterpreta in chiave circolare.
Seasonal House è quindi più di una residenza: è un rifugio sperimentale in continua trasformazione che integra sicurezza familiare, produzione e ricerca. I fondatori, Mireia Luzárraga e Alejandro Muiño, insieme a Roma, immaginano futuri sviluppi pratici come una serra per piante tropicali realizzata con tessuti di recupero e zone della casa adattate stagionalmente per garantire comfort tanto d’inverno quanto d’estate. In questo progetto ogni oggetto può diventare elemento di arredo, ogni materiale può trovare una nuova vita e ogni dettaglio è pensato per essere riciclato o riadattato.




