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Pulsante di recesso online: cosa cambia per gli shop e i marketplace dal 19 giugno 2026

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La normativa sul commercio elettronico italiano cambia con un intervento legislativo che introduce l’obbligo di una funzione digitale specifica per esercitare il diritto di ripensamento. Dal 19 giugno 2026 il nuovo articolo 54-bis del Codice del consumo (introdotto dal d.lgs.

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209/2026) impone ai venditori che operano online di mettere a disposizione dei consumatori una procedura di recesso direttamente accessibile dall’interfaccia di vendita.

Obbligo del pulsante di recesso dal 19 giugno 2026

La regola riguarda i contratti B2C conclusi tramite un’interfaccia digitale: siti monomarca, marketplace, app, servizi di social commerce, piattaforme di prenotazione e abbonamenti digitali. L’obbligo si attiva esclusivamente nei rapporti con i consumatori finali e non si estende ai contratti conclusi offline o agli scambi B2B. In pratica, se l’acquisto è stato eseguito online, il consumatore deve poter recedere con la stessa semplicità con cui ha comprato: il link o il pulsante non può essere nascosto nel footer o in una pagina poco visibile.

Elementi essenziali della funzionalità

La procedura obbligatoria prevede tre elementi chiave: un form con i dati necessari a identificare il consumatore e il contratto (ad esempio il numero d’ordine), una funzione di conferma esplicita (ad es. “conferma recesso”) e l’invio immediato di un avviso di ricevimento su supporto durevole contenente il testo della dichiarazione, la data e l’ora. Il principio del once only stabilisce inoltre che, se l’utente è autenticato, il sito non può richiedere informazioni già fornite in precedenza.

Termini, esclusioni e conseguenze in caso di inadempienza

Il termine ordinario per esercitare il diritto di recesso resta di almeno 14 giorni calcolati dalla consegna del bene o dalla conclusione del contratto di servizio, e per consegne frazionate dalla ricezione dell’ultimo lotto. Alcune categorie di prodotti restano escluse dal diritto di recesso secondo l’articolo 59 del Codice del consumo: tra queste, beni sigillati che per motivi igienici non possono essere restituiti una volta aperti, contenuti digitali già fruiti, prodotti personalizzati o beni deteriorabili. Per tali articoli la funzione può non essere prevista o deve essere filtrata fuori dal flusso.

Rischi sanzionatori e prolungamento dei termini

L’assenza del pulsante o una collocazione non conforme può configurare una pratica commerciale scorretta e attirare l’attenzione dell’autorità garante: le sanzioni previste possono arrivare fino a 10 milioni di euro e, per violazioni transfrontaliere, fino al 4% del fatturato. Un altro rischio pratico per i venditori è l’omissione di informazioni precontrattuali sull’esistenza e il funzionamento della funzione di recesso, che — secondo l’attuale disciplina — determina l’automatico prolungamento del termine di recesso a 12 mesi e 14 giorni finché l’informativa non viene regolarizzata.

Adempimenti tecnici e impatto per le imprese

Gli operatori devono agganciare la nuova funzione al proprio sistema di vendita: prevedere un link ben visibile, implementare il form con i campi obbligatori, attivare l’invio automatico della ricevuta su un supporto durevole e conservare i log delle dichiarazioni per fini probatori. È altresì necessario aggiornare le condizioni generali di vendita e l’informativa precontrattuale indicando dove si trova la funzione e come funziona, nonché escludere dal flusso i prodotti che per legge non possono essere oggetto di recesso.

Particolarità per le piccole e medie imprese

Per molte realtà di dimensioni ridotte l’adeguamento comporta un impegno tecnologico e organizzativo non trascurabile: la norma sembra infatti orientata a semplificare l’esperienza del consumatore sulla scia dei grandi operatori digitali, ma la diversità dei modelli di business e delle pratiche di conservazione dei dati può complicare l’implementazione. In concreto, chi non conserva dati di autenticazione persistenti dovrà valutare soluzioni che rispettino il principio del minimo trattamento e al contempo garantiscano la tracciabilità delle richieste di recesso.

Nel complesso, il pulsante di recesso rappresenta un passo verso una maggiore trasparenza nelle vendite online: da un lato tutela il consumatore rendendo immediata l’esercitazione del diritto di ripensamento; dall’altro impone nuovi obblighi documentali e procedurali agli operatori, con sanzioni significative per il mancato adempimento e l’eventuale incompletezza dell’informativa precontrattuale.

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Emanuele Tassinari

Emanuele Tassinari, restauratore torinese, trasformò il recupero di un portone settecentesco in un caso-studio pubblicato: in redazione guida le rubriche sul restauro e le tecniche tradizionali. Tiene un diario tecnico con annotazioni sulle finiture storiche che usa come riferimento in ogni servizio.

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