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Scopri i palazzi storici de L’Aquila con Palazzi Aperti 2026

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L’Aquila, Capitale italiana della Cultura 2026, si prepara a rivelare i suoi tesori nascosti attraverso l’iniziativa Palazzi Aperti. Un’occasione unica per esplorare edifici storici, residenze nobiliari, oratori e cortili che raccontano la storia e la cultura della città abruzzese.

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L’iniziativa, promossa dal Comune dell’Aquila e organizzata dall’Associazione Dimore Storiche Italiane, sezione Abruzzo e dall’Associazione Angelo de Nardis di Pratasi inserisce nel programma di L’Aquila Capitale italiana della Cultura 2026.

Date e modalità di partecipazione

I prossimi appuntamenti di Palazzi Aperti sono previsti per il 26 aprileil 24 maggio e il 28 giugno. Per informazioni e prenotazioni, è possibile visitare il sito palazziaperti.carrd.co. Le visite guidate permetteranno di scoprire angoli nascosti e spazi monumentali che, in alcuni casi, sono rimasti inaccessibili o dimenticati dopo il terremoto del 2009.

Riscoprire la bellezza come motore di rinascita

L’iniziativa Palazzi Aperti rappresenta un racconto corale che invita a riscoprire la bellezza come motore di rinascita. Molti degli edifici coinvolti sono stati sigillati dal terremoto del 2009 e, grazie a questo progetto, tornano a essere protagonisti della vita culturale della città. Tra questi, la chiesa di San Marcoin fase di restauro post-sisma, come gran parte del centro storico.

La piazza del Duomocon la sua architettura imponente, è solo uno degli scorci che i visitatori potranno ammirare. Ogni palazzo, ogni cortile, ogni oratorio racconta una storia unica, un pezzo di storia che merita di essere riscoperta e valorizzata.

L’iniziativa non solo offre l’opportunità di ammirare la bellezza architettonica, ma anche di riflettere sul valore della cultura come strumento di rinascita e rigenerazione urbana. Un invito a tutti per riscoprire L’Aquila sotto una nuova luce, attraverso i suoi tesori nascosti e la sua ricchezza storica.

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Emanuele Tassinari

Emanuele Tassinari, restauratore torinese, trasformò il recupero di un portone settecentesco in un caso-studio pubblicato: in redazione guida le rubriche sul restauro e le tecniche tradizionali. Tiene un diario tecnico con annotazioni sulle finiture storiche che usa come riferimento in ogni servizio.

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