Come cambia la compliance dopo l’ultima decisione del Garante sulla profilazione
Di Dr. Luca Ferretti, avvocato specializzato in diritto digitale e legal tech.
1. La decisione e il quadro normativo
Il Garante ha recentemente emesso una decisione significativa sulla profilazione degli utenti per finalità di marketing e credito.
Il punto centrale è chiaro: i trattamenti automatizzati che valutano aspetti personali non possono essere gestiti con approssimazione. Occorrono trasparenza, una base giuridica solida e misure aggiuntive a tutela dei diritti degli interessati. Nel testo si richiamano le indicazioni dell’EDPB e i principi del GDPR, con l’invito a effettuare valutazioni d’impatto quando i rischi sono elevati e ad adottare contromisure tecniche e organizzative per contenerli.
Il provvedimento definisce inoltre criteri per individuare le situazioni ad alto rischio che richiedono controlli rafforzati.
2. Interpretazione pratica: cosa cambia davvero
Non basta più una privacy policy generica o un consenso espresso in modo superficiale. Chi profila persone — attraverso scoring, modelli di machine learning o targeting algoritmico — deve poter dimostrare la correttezza del processo: base giuridica adeguata (consenso esplicito o altra norma), DPIA quando prevista e misure che riducano l’impatto sui diritti degli interessati.
Sul piano operativo questo significa documentare i modelli, validare i processi, prevedere canali per spiegare le decisioni automatizzate e offrire strumenti concreti di contestazione. Vanno creati registri aggiornati, procedure di monitoraggio continuo e percorsi chiari per gestire i reclami. Le aziende devono aggiornare policy e flussi decisionali in tempi ragionevoli per allinearsi ai criteri stabiliti dal Garante e limitare rischi sia economici sia reputazionali.
3. Azioni concrete per le imprese
Per ridurre l’esposizione legale e reputazionale è necessario intervenire su processi e documentazione, con approcci proporzionati al rischio e tracciabili nel tempo. Le principali attività pratiche sono:
- Condurre una DPIA per ogni attività di profilazione che presenti rischio elevato, analizzando le minacce e pianificando mitigazioni.
- Rivedere informative e moduli di raccolta del consenso: le finalità devono essere chiare, i dati e gli algoritmi descritti in modo comprensibile e specifico.
- Adottare misure tecniche come pseudonimizzazione, controlli di accesso e audit trail per limitare l’esposizione e facilitare le verifiche.
- Stabilire procedure operative per rispondere rapidamente alle richieste degli interessati (accesso, cancellazione, opposizione e spiegazioni sulle decisioni automatizzate), con tempi e responsabilità definiti.
- Valutare strumenti di RegTech per automatizzare controlli, tracciare scadenze e dimostrare la conformità.
Queste attività vanno inserite in un piano di priorità: non tutte le azioni hanno la stessa urgenza, ma documentare scelte e progressi è essenziale per dimostrare buona fede e diligenza.
4. Sanzioni e rischi associati
Il mancato adeguamento può tradursi in sanzioni amministrative, ordini di sospensione di trattamenti e prescrizioni tecniche. Oltre alle multe previste dal GDPR, crescono anche i rischi di contenziosi civili e azioni collettive che possono amplificare l’impatto economico.
Le conseguenze non sono solo economiche: la perdita di fiducia dei clienti e i danni reputazionali possono compromettere la continuità operativa. Per questo motivo la documentazione e l’adozione di misure tecniche adeguate non sono un onere formale ma una leva per gestire rischi reali e prevenire crisi.
5. Best practice per raggiungere e mantenere la compliance
In attesa di ulteriori dettagli operativi da parte del Garante, alcune pratiche consolidate aiutano a ridurre l’esposizione normativa:
- Mantenere aggiornato il registro dei trattamenti, mappando flussi di dati, finalità, basi giuridiche e tempi di conservazione.
- Applicare privacy by design e by default nello sviluppo di modelli predittivi e piattaforme di targeting, documentando scelte tecniche e impostazioni predefinite.
- Eseguire test periodici su equità e bias degli algoritmi e registrare metodologie e risultati delle mitigazioni.
- Creare team multidisciplinari (privacy, compliance, data science, legale) per decisioni condivise e più solide.
- Integrare soluzioni RegTech per il monitoraggio continuo di policy, consensi e richieste degli interessati.
- Predisporre piani di contingenza e procedure di incident response specifiche per violazioni legate ai processi decisionali automatizzati.
Documentare ogni scelta, dimostrare l’efficacia delle misure adottate e aggiornare le prassi alla luce delle nuove indicazioni dell’authority sono passi chiave per tutelare l’azienda e gli interessati.
Il Garante ha recentemente emesso una decisione significativa sulla profilazione degli utenti per finalità di marketing e credito. Il punto centrale è chiaro: i trattamenti automatizzati che valutano aspetti personali non possono essere gestiti con approssimazione. Occorrono trasparenza, una base giuridica solida e misure aggiuntive a tutela dei diritti degli interessati. Nel testo si richiamano le indicazioni dell’EDPB e i principi del GDPR, con l’invito a effettuare valutazioni d’impatto quando i rischi sono elevati e ad adottare contromisure tecniche e organizzative per contenerli. Il provvedimento definisce inoltre criteri per individuare le situazioni ad alto rischio che richiedono controlli rafforzati.0
